18/10/2021

Dott. Valerio Barbieri

Medico Chirurgo Specialista in Scienza dell'Alimentazione

Terapia chirurgica dell’obesità, alcuni dati sui risultati.

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La chirurgia bariatrica (o chirurgia dell’obesità) è una terapia oramai diffusamente praticata nel trattamento dei casi più severi di obesità, qualora siano stati vani i precedenti approcci dietetici impostati da personale sanitario specializzato all’interno di un programma di cura strutturato e validato.

Circa 6 milioni di italiani soffrono di obesità e di questi 600-700 mila di forme gravi, mentre annualmente 20.000 pazienti si sottopongono ad interventi di chirurgia bariatrica presso uno dei Centri accreditati presso la Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità (SICOB). Interventi di chirurgia mini-invasiva (praticati con modalità di laparoscopia) e dai rischi connessi accettabili se si considerano i rischi per la salute condotti da una forma grave di obesità.

L’intervento ad oggi maggiormente praticato in Italia consiste nella cosiddetta “sleeve gastrectomy” (SG; sulla destra nella figura sottostante), ossia nel taglio longitudinale di buona parte dello stomaco. Meno praticato ma ancora abbastanza utilizzato è il “by-pass gastrico” (BPG; sulla sinistra), nel quale alla riduzione volumetrica dello stomaco si aggiunge un “ponte” intestinale che modifica il decorso degli alimenti nel tratto digestivo e la risposta ormonale di quest’apparato. Tali interventi non hanno solo lo scopo di ridurre la capacità di assunzione alimentare, ma anche di favorire il controllo del senso di sazietà agendo su complessi meccanismi di comunicazione fra stomaco-intestino e cervello.

E’ da sottolineare come l’obiettivo di tali interventi non sia quello di normalizzare il peso corporeo, né tantomeno di ottenere un beneficio sotto il profilo puramente estetico. I risultati auspicati dopo tali trattamenti si misurano nell’ordine di riduzione dell’eccesso di peso (cioè di perdita in percentuale di quella quota di chili di troppo, che mediamente si assesta sul 50-80% a seconda del tipo di intervento), riduzione della circonferenza vita (fortemente correlata con molte malattie cardio-metaboliche tra cui infarti, ictus, diabete, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa), controllo delle malattie correlate all’obesità già esistenti e prevenzione di quelle non ancora insorte, riduzione del grado di disabilità, miglioramento della qualità di vita e dell’aspettativa di vita. Tutti questi benefici si ottengono già con riduzioni dell’eccesso di peso molto inferiori a quelle mediamente favorite dalla chirurgia bariatrica, benché troppo di frequente le aspettative dei pazienti (e purtroppo a volte anche dei curanti) si spingano molto oltre raggiungendo spesso soglie eccessivamente ambiziose.

La letteratura scientifica continua regolarmente a sfornare dati incoraggianti riguardo a risultati e sicurezza di tali interventi, rimarcando immancabilmente come però sia indispensabile sostenere un corretto percorso di trattamento dietologico ed un monitoraggio clinico di lunga durata affinché risultati adeguati possano essere ottenuti e complicanze (anche di lungo termine) possano essere evitate.  Bisogna inoltre sempre tener presente come il “weight regain”, ossia il recupero di peso, rappresenti un rischio che non si azzera dopo un trattamento chirurgico dell’obesità: circa il 20% dei pazienti recupera a distanza di anni una quota eccessiva di peso perso, nonostante questo evento si verifichi in modo meno frequente dopo chirurgia bariatrica rispetto ad ogni altro trattamento conosciuto per l’obesità.

Qui di seguito un’esplicativa tabella riguardo a dati pubblicati di recente (leggi l’articolo in inglese) e ricavati dal monitoraggio di pazienti sottoposti ai due tipi di intervento suddetti: 120 pazienti di cui 56 trattati con SG (rapporto peso/altezza medio di questi pazienti, o BMI, pari a 40) e 64 con BPG (BMI medio 47). Per aiutare nella lettura della tabella si inserisce un breve richiamo al concetto di “peso/altezza” e di come questo configuri le classi di peso corporeo.

Anche la composizione corporea si modifica in senso positivo dopo interventi di chirurgia dell’obesità. Qui di seguito (leggi l’articolo in lingua inglese) i dati di un altro studio e relativi a 33 pazienti sottoposti a SG + 30 sottoposti a BPG, controllati dopo un anno dall’operazione chirurgica.

Si rinnova sempre la necessità di assumere dopo interventi di chirurgia bariatrica la corretta terapia di integrazione, soprattutto vitaminica e minerale, non essendo possibile con i soli alimenti ed in particolar modo nei primi mesi post intervento, un adeguato introito che soddisfi i fabbisogni quotidiani. Infatti, pur essendosi perso molto dell’effetto malassorbitivo negli interventi di nuova generazione (risultato sicuramente positivo), sarebbe superficiale trascurare l’effetto restrittivo e l’effetto funzionale di tali procedure alla luce del deficit che comunque causano nel bilancio nutrizionale, inducendo con maggior probabilità delle sindromi carenziali che potrebbero anche manifestarsi a lunga distanza dall’intervento e i cui effetti possono rivelarsi deleteri (per approfondire clicca qui).

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