18/10/2021

Dott. Valerio Barbieri

Medico Chirurgo Specialista in Scienza dell'Alimentazione

Pesa più un chilo di ferro o un chilo di paglia? Metabolomica dell’obesità

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In caso di sovrappeso o obesità tendiamo a dare un valore assoluto ai chili della bilancia, o alla “fascia di peso” (sovrappeso, obesità di primo/secondo/terzo grado). Numeri sterili, spesso condizionati fronte paziente dalla propria auto-percezione e dalle proprie aspettative; fronte sanitario, dal background culturale e formativo. Ma quello che conta veramente è l’impatto che i chili in eccesso POSSONO dare, non quanti essi siano o in che fascia di peso ci collochino. La genetica, l’epigenetica (l’espressione di ciò che siamo in termini di DNA, in relazione all’ambiente che ci circonda), la nostra evoluzione personale, l’esperienza biologica che ci portiamo dietro, il nostro stile di vita complessivo, condizionano quanto ogni chilo di peso corporeo pesi veramente in termini di salute. Tralasciando ora un aspetto fondamentale ma non oggetto della discussione, e cioè che benessere percepito e qualità di vita siano espressione finale e veritiera di quanto sovrappeso e obesità condizionino negativamente una persona, possiamo comunque dire che lo stato di salute subisca influenze che vanno molto oltre i meri concetti matematici o epidemiologici del peso corporeo.

Dihe Cheng e i suoi colleghi del dipartimento di endocrinologia e metabolismo, presso il “First Hospital of Jilin
University” nella città di Chanchun (in Cina), hanno da poco pubblicato su “Diabetes, Metabolic Syndrome and Obesity: Targets and Therapy” una review sistematica (clicca qui per leggere l’articolo originale in inglese) con lo scopo di descrivere la metabolomica alla base delle differenze fra MUO (“metabolically unhealthy overweight/obese”, ovvero sovrappeso/obesità metabolicamente sfavorevole) e MHO (“metabolically healthy overweight/obese”, il contrario, l’obesità “protetta”). La matabolomica, come descrive Martina Collotta sulla rivista della Società Italiana di Medicina Generale nel 2018, è la scienza che studia “i metaboliti prodotti, sia quelli finali, sia quelli che costituiscono le tappe intermedie dei pathway metabolici” e che danno “alle cellule un’impronta biochimica unica, traccia eloquente dei processi in esse avvenuti”.

Se da un lato è risaputo che l’obesità porti ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete, tumori, asma, patologie della cistifellea, osteoartrite, dolore cronico e di conseguenza aumento di mortalità, è anche evidente come esistano persone che pur in presenza di obesità manifestino profili metabolici favorevoli e caratterizzati da buona insulino-sensibilità, pressione arteriosa normale, colesterolo e trigliceridi nella norma, assenza di infiammazione evidente, valori epatici normali, normali assetti ormonali e profilo immunologico. Non ci sono attualmente dei criteri univoci che permettano di diversificare le due condizioni (MUO e MHO), tant’è che a seconda dei parametri applicati la prevalenza di MHO sul totale varia da 6 a 75% dei casi.

Quello che è emerso da questo studio è che esistono differenze fra i due gruppi di individui sia per quanto riguarda l’asseto proteico dell’organismo, sia per l’assetto lipidico. Nel primo caso, si sono osservati livelli aumentati di BCAA (aminoacidi ramificati: isoleucina, leucina e valina) e di AAA (aminoacidi aromatici: soprattutto fenilalanina e tirosina), e livelli ridotti di glutammina negli individui MUO (obesità metabolicamente non salutare). Nel secondo, livelli aumentati di acido palmitico (un acido grasso saturo) e ridotti di acido stearico (altro acido grasso saturo) per gli individuo MUO. In aggiunta, anche livelli aumentati di acetilcarnitina (correlata al metabolismo dei lipidi nel nostro organismo) si sono osservati in caso di MUO.

In conclusione, quello che possiamo sostenere è che esistano degli elementi concreti per poter giungere entro pochi anni a riconoscere (tramite analisi del sangue, con tutta probabilità) l’effettivo rischio dato da una condizione di sovrappeso o di obesità, piuttosto che riferirci unicamente al peso di per sé. Potremo definire la gravità del quadro non solo sulla base di patologie già sviluppate, ma anche grazie alla probabilità reale di poterle sviluppare, e di conseguenza orientare le decisioni terapeutiche in tal senso. Uno “score” (un punteggio frutto di calcoli che possano combinare i vari elementi metabolomici di rischio), aiuterà a personalizzare la diagnosi e le terapie. Completeranno la profilazione di sovrappeso e obesità indagini genetiche, funzionali, di comportamento alimentare, culturali, comportamentali e di wellness (di benessere soggettivo della persona), attualmente esistenti in un panorama frammentato e ancora di superficiale conoscenza da parte dei curanti.

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