La dipendenza da cibo (food addiction)

La dipendenza da cibo (food addiction)

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DEFINIZIONE
“Addictus” era in antichità il termine utilizzato dai Romani per indicare quegli individui divenuti schiavi a causa di debiti insoluti, ma dal 1900 il termine ha assunto il significato di demarcare la dipendenza da sostanza psicotrope (tra le quali droghe d’abuso e alcool). Negli ultimi decenni, soprattutto in relazione all’incremento delle situazioni di stress a cui la società moderna ci espone, alla facilità di accesso alle risorse alimentari nei paesi industrializzati e ai processi di trattamento che subiscono oggi gli alimenti che consumiamo (l’industria della manifattura alimentare ha realizzato cibi processati con ausilio di zucchero, sale, grassi, i quali possono massimizzare le proprietà rinforzanti dei cibi tradizionali), si è ipotizzato lo sviluppo di una sorta di dipendenza mentale causata da e/o correlata con l’assunzione di cibo, soprattutto di particolari specifici alimenti: la cosiddetta food addiction (FA) potrebbe inserirsi pertanto tra le problematiche di carattere alimentare, nella società contemporanea, responsabili di diverse condizioni patologiche sia fisiche che psicologiche. 

EPIDEMIOLOGIA
La prevalenza della FA nella popolazione adulta sembra essere del 19.9%, doppia nelle persone sovrappeso/obese rispetto ai normopeso (24.9% VS 11.1%) e nelle femmine rispetto ai maschi (12.2% VS 6.4%). La FA è inoltre maggiormente rilevabile nei soggetti con più di 35 anni rispetto ai più giovani (22.2% VS 17.0%). In aggiunta, tra chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA), la FA è presente nel 57.6% dei casi (rispetto al 16.2% di chi non ha diagnosi di DCA). Il numero medio dei sintomi che si presentano in caso di FA è tra 3 e 7 (VS 1.7 in chi non soffre di FA), e nel 70% dei casi è presente il “persistente desiderio o i tentativi infruttuosi di interrompere l’assunzione di cibo”. 

FISIOPATOLOGIA
Diversi studi di ricerca hanno dimostrato un’associazione tra l’umore ed il comportamento alimentare. In alcuni casi si è osservato come il cibo ad elevata palatabilità ed elevato tenore calorico possano potenzialmente indurre dipendenza: persone che cronicamente introducano per via alimentare tali cibi, in quantità eccessive rispetto ai fabbisogni reali per la buona salute, mostrano avere con il tempo più facilmente una perdita dell’autocontrollo alimentare, giustificando così anche un eventuale incremento del peso corporeo.

Analogamente a quanto accade con le droghe d’abuso, l’esposizione frequente a tali cibi può portare a risposte simili nei sistemi cerebrali “dopaminergico” (coinvolto in numerosi meccanismi neurologici tra cui i processi di gratificazione) e “oppioide”. Queste analogie tra il cibo e le droghe hanno perciò consentito di postulare l’ipotesi dell’esistenza di una “dipendenza da cibo”: un deficit nei meccanismi di ricompensa è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti impulsivi (cioè privi di una razionale motivazione) e compulsivi (quindi macchinali e infrenabili).

Nella dipendenza da droghe, il passaggio da un utilizzo casuale della sostanza d’abuso ad una vera e propria dipendenza è stato correlato con la deviazione dalla situazione di rinforzo positivo (porta sensazioni piacevoli) ad una di rinforzo negativo (porta a sensazioni di conforto).

Inizialmente, il consumo di cibo altamente palatabile ha sia una funzione di rinforzo positivo che una di rinforzo negativo, le quali possono nel breve termine normalizzare la risposta dell’organismo allo stress. L’assunzione intermittente di tali alimenti potrebbe invece amplificare i circuiti cerebrali dello stress e bloccare le vie neurologiche di ricompensa cosicché l’assunzione continuativa diventa obbligatoria per prevenire gli stati emotivi negativi, attraverso il sistema di rinforzo. Lo stress, l’ansia e la depressione hanno dimostrato un’alta correlazione patologica con il comportamento alimentare di simil-dipendenza e il potenziale di scatenare acuzie. Ciò potrebbe condurre all’introito di notevoli quantità di cibo o al suo consumo al solo scopo di ottenerne una gratificazione, di conseguenza perpetrando l’iperalimentazione. 

SINTOMI
I sintomi più comuni della FA sono la perdita di controllo alimentare (nonostante le conseguenza negative di cui si è consapevoli) e l’incapacità a smettere di cibarsi nonostante il desiderio di farlo. Possono essere presenti episodi di abbuffate compulsive, senso di conforto portato dall’eccesso alimentare, scarso controllo riguardo l’ammontare di cibo e la modalità di assunzione, eccessi alimentari in risposta ad una situazione di stress (vedi a seguire). 

DIAGNOSI
Uno strumento utile per identificare i soggetti con sintomi da “dipendenza alimentare”, sviluppato qualche anno fa (2009), è la “Yale Food Addiction Scale” (YFAS).
Tale scala considera parametri specifici, tra i quali: la perdita di controllo riguardo al consumo di cibo, la presenza di un persistente desiderio o ripetuti e infruttuosi tentativi di smettere, un continuo comportamento alimentare alterato a dispetto dei problemi fisici e psicologici e un disagio relazionale con familiari e amici clinicamente significativo.

La “Palatable Motives Eating Scale” (PEMS), invece, è una scala validata e riconosciuta per identificare i motivi che spingono a consumare cibi altamente palatabili. La scala consente di individuare tali motivi: sociali (ad esempio, per celebrare un’occasione particolare con amici), di evasione (ad esempio, per dimenticare i problemi personali), di gratificazione edonistica (ad esempio, perché consentono di percepire sensazioni piacevoli) e di conformismo (ad esempio, perché amici o parenti vogliono che si consumino tali alimenti e bevande). Di più, PEMS possiede una buona complementarietà con i punteggi YFAS. Ciò consente di valutare differenti profili di FA. Mentre YFAS dimostra le conseguenze del consumo di cibi altamente palatabili, PEMS mostra il motivo di tale consumo. 

TERAPIA
Numerosi autori scientifici hanno raccomandato, anche per la FA, l’applicazione del trattamento classico per le dipendenze da sostanza psicotrope includendo tanto gli interventi psichiatrici quanto la riduzione dell’esposizione a quei cibi che creano la dipendenza. Un approccio alternativo sconsiglia viceversa tale evitamento in quanto paragonabile alla restrizione alimentare, che potrebbe invece alimentare il circolo vizioso del disturbo alimentare.

Sfortunatamente il trattamento standard dei disturbi alimentari è associato con un elevato tasso di ricaduta e con una scarsa percentuale di remissione nel lungo periodo. Il fallimento dei trattamenti esistenti potrebbe essere dovuto al fatto che essi non considerino l’impulsività come il fattore cardine della patologia alimentare. 

CONSIDERAZIONI: food addiction, binge eating disorder e obesità
La Food Addiction potrebbe anche giustificare, almeno in parte, il crescente fenomeno dell’obesità: un problema globale che sta colpendo la nostra era e che porta con sé gravi conseguenze per la salute. La FA, infatti, si associa spesso con l’obesità ed è presente nel 40-70% dei pazienti affetti da BED (disturbo delle abbuffate compulsive), consentendo pertanto l’ipotesi dell’esistenza di sottotipi più severi rispetto a BED o FA presi singolarmente. Si rileva inoltre associata ad iperalimentazione compulsiva e a bulimia nervosa.

E’ interessante sottolineare che la FA si correla positivamente con le misure antropometriche di adiposità (quali il grasso corporeo e il BMI). Ciò suggerisce che la FA potrebbe rappresentare un fattore determinante nello sviluppo di obesità e che sarebbe associata anche con il grado di severità dell’obesità.

Le persone obese, inoltre, dimostrano una peggior risposta ponderale ai trattamenti e un maggiore recupero ponderale successivamente agli interventi di chirurgia bariatrica ottenendo punteggi YFAS maggiori. Dunque, i trattamenti per la perdita di peso dovrebbero considerare il ruolo della FA come fattore psicologico di possibili situazioni difficili nella gestione del peso. Ciò ha portato a considerare la food addiction come un fenotipo di obesità “sensibile alla ricompensa”.

Una diagnosi appropriata e la discriminazione corretta tra i disturbi alimentari aumenta le possibilità di adeguato trattamento nei pazienti obesi. Tra le analogie che accomunano il Binge Eating Disorder e la Food Addiction troviamo:

  • ricorrenti episodi di alimentazione eccessiva (mangiare più di quanto sia necessario o che soddisfi effettivamente la fame);
  • un’alimentazione non correlata con le richieste energetiche del corpo (assenza di fame oggettiva);
  • senso di conforto portato dall’eccesso alimentare;
  • l’alimentarsi nonostante una spiacevole sensazione di ripienezza (difficoltà nell’interrompere il pasto);
  • preoccupazione relativa al cibo, brama di cibo (il cibo diventa oggetto di pensieri, emozioni e azioni);
  • scarso controllo riguardo l’ammontare di cibo e la modalità di assunzione;
  • scarsa capacità di ridurre o interrompere l’abitudine iperalimentare (ripetuti insuccessi nel modificare il proprio comportamento);
  • proseguire il proprio comportamento nonostante problemi in peggioramento riguardo a molti aspetti della vita (incluse le conseguenze patologiche dell’obesità, problemi della sfera emotiva causati dalla difficoltà nell’accettare la propria immagine di se’);
  • incapacità a sottrarsi dalla sostanza responsabile del problema, in questo caso il cibo;
  • eccessi alimentari in risposta ad una situazione di stress (risultato dello stress sono un incremento nel desiderio di alimentarsi e sensazioni negative);
  • disregolazione emotiva, o incapacità a modulare i sentimenti negativi;
  • elevati livelli di impulsività;
  • aumento di probabilità che coesistano disturbi dell’umore e disturbi d’ansia (quadri simili di attività neurologica, in particolare dopaminergica).

Viceversa alcune differenze tra Binge Eating Disorder e Food Addiction possono essere:

 BEDFA
andamentoepisodi di comportamento alteratocomportamento alterato continuativamente (a causa di un alterato stato mentale)
famenecessità di cibarsi anche quando non è presente fame realesensazione soggettiva di un opprimente senso di brama per particolari cibi
saporeil cibo può anche non essere gradevole o adeguatamente cucinato, l’importante è la quantitàil desiderio di particolari alimenti riguarda quelli ritenuti più gradevoli
piacereil cibo non è fonte di piacerecibi particolari inducono un senso di piacere
funzione alimentarealimentarsi serve a scaricare la tensione mentalealimentarsi serve a indurre una soddisfazione edonistica
carenza di cibole condizioni che prevengano l’iperalimentazione sono percepite con positività (a protezione del disagio successivo l’iperalimentazione)l’impossibilità a consumare specifici alimenti induce ansia e rabbia (può condurre ad aggressività)
altre attivitàl’iperalimentazione capita nel “tempo libero” da impegni e relazioniimpegni e relazioni vengono sostituite a causa del bisogno di iperalimentarsi
gli altril’iperalimentazione conduce spesso a solitudinela presenza degli altri può essere indifferente, anche se spesso scatena il bisogno di iperalimentazione
consapevolezzavi è consapevolezza dell’eccesso alimentaresi attivano meccanismi psicologici di difesa che alterano la percezione delle porzioni alimentari
senso di colpavi sono vergona e disagio causati dal problema alimentarel’alterazione alimentare non ha un sostanziale effetto sull’umore e sull’autostima in quanto il sistema delle illusioni è attivo
preoccupazione corporeavi è aumento del livello di preoccupazione e vergona per il peso corporeoassente
indice di massa corporeasempre eccessivoeccessivo o normale
sintomi tipici di dipendenzaassentivi sono: tolleranza, evitamento, dedica di tempo alle attività correlate al cibo e rifiuto o interruzione delle attività non correlate con il cibo

 Sia nel trattamento del BED come in quello della FA è importante limitare l’accesso del paziente al consumo di cibi processati industrialmente e a quei prodotti ad alto potere calorico, considerando i seguenti aspetti:

  • monitoraggio del comportamento alimentare per identificare i fattori scatenanti l’iperalimentazione;
  • identificazione dei pensieri automatici riguardanti il cibo o l’alimentazione, così come riguardanti il body mass index o l’immagine corporea in caso di BED;
  • sviluppo di metodi costruttivi di coping (nelle situazioni ad elevato rischio, di violenza o astinenza, ricaduta);
  • prevenzione delle ricadute analizzando le cause e le conseguenze della recente iperalimentazione;
  • l’educazione riguardo alle cause, ai sintomi e alle conseguenze dell’iperalimentazione; in aggiunta, l’educazione ad una corretta dieta, al peso corporeo, all’immagine corporea (nel BED) e alle similitudini tra droghe d’abuso e cibi processati (nella FA);
  • esercizi di coping in caso di stess emotivo (decision making) e lo sviluppo di capacità sociali (problem solving).

Riguardo alle differenze di trattamento per il BED e la FA:

 BEDFA
proposta di trattamentonormalizzare l’alimentazione attraverso la regolarità dei pasti e ridurre/evitare i fattori che scatenino l’introito incontrollato di cibol’obiettivo è la totale astinenza da prodotti che possano avviare un introito alimentare incontrollato
estensione del trattamentonon riguarda solo fattori correlati al cibo, bensì anche alla percezione del proprio corpo e al rapporto emotivo con essoè necessario considerare fattori correlati specificatamente con il meccanismo di dipendenza e i prodotti che la generano
attitudine ai prodotti problematicise possibile consumo moderato di tali prodotticompleta astinenza da tali prodotti
significato del supporto socialeimportante ma non necessarioè importante integrare il supporto sociale ed informare i parenti riguardo ai meccanismi di co-dipendenza

 FA, BED e la concomitanza delle due condizioni patologiche, potrebbero avere implicazioni nel comprendere e combattere l’attuale pandemia dell’obesità. Nello specifico, sia FA che BED si caratterizzano per un eccesso nel consumo di alimenti tale da condurre ad elevato BMI. Ad esempio, il BED si associa non solo con episodi di abbuffate compulsive, ma anche con periodi di iperalimentazione intervallati alle abbuffate, spiegando perché il BED sia fortemente associato con l’obesità, anche severa (BMI > 40); rappresenta inoltre un fattore di rischio per il recupero ponderale e predice lo sviluppo di patologie metaboliche. Nonostante il trattamento cognitivo-comportamentale nel BED sia efficace nel ridurre gli episodi di abbuffata, non altrettanto sembra nel calo ponderale, anche se la prevenzione o l’adeguato trattamento del BED possano prevenire un eventuale futuro incremento di peso corporeo.

In ogni caso, sono necessari ulteriori studi ad ampio spettro per arrivare a comprendere se la food addiction possa essere considerata entità a se’, indipendente e/o complementare, rispetto ad altri disturbi del comportamento alimentare già noti e classificati. 

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Linee guida SISDCA

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